La Corte di giustizia dell’Unione europea conferma la linea dura sulle sanzioni contro Mosca. Con una sentenza che riunisce cinque cause, i giudici di Lussemburgo hanno respinto i ricorsi presentati da altrettanti imprenditori russi, confermando il congelamento dei loro fondi nell’ambito delle misure restrittive adottate dall’Ue dopo l’invasione dell’Ucraina.
I ricorrenti – Dmitry Pumpyanskiy, Tigran Khudaverdyan, Viktor Rashnikov, Dmitry Mazepin e German Khan – avevano già visto respinti i loro ricorsi in primo grado dal Tribunale dell’Ue nel 2023. La decisione definitiva rafforza ora l’impianto giuridico delle sanzioni europee contro le élite economiche russe.
Il punto centrale della sentenza riguarda proprio il criterio utilizzato per inserire gli imprenditori nelle liste sanzionatorie. La Corte chiarisce che non è necessario dimostrare un legame diretto tra i singoli individui e il governo russo.
Ciò che conta, secondo i giudici, è il ruolo economico: sono i settori in cui operano – strategici e altamente redditizi – a garantire entrate rilevanti allo Stato russo. Ed è proprio questa “significativa importanza” per l’economia nazionale a giustificare le misure restrittive.
In altre parole, anche senza un coinvolgimento personale nelle decisioni politiche del Cremlino, questi imprenditori possono contribuire indirettamente al finanziamento delle attività di Mosca, semplicemente sostenendo la redditività dei settori chiave.
Un “legame oggettivo” con l’obiettivo delle sanzioni
La Corte introduce così un principio chiave: l’esistenza di un “legame oggettivo” tra gli individui colpiti e gli obiettivi perseguiti dall’Unione.
Nel caso specifico, questo legame è individuato tra, da un lato, imprenditori attivi in settori cruciali per l’economia russa e, dall’altro, la strategia europea di aumentare la pressione economica su Mosca e il costo della guerra in Ucraina.
Un collegamento che può essere anche indiretto e indipendente da qualsiasi comportamento individuale illecito.
Sul piano giuridico, la sentenza alza anche l’asticella per chi intende contestare le misure restrittive.
Per essere considerate illegittime, le sanzioni devono risultare “manifestamente inidonee” a raggiungere l’obiettivo perseguito o eccedere chiaramente quanto necessario. Una soglia molto elevata, che nel caso dei cinque imprenditori non è stata ritenuta superata.
Un precedente che rafforza la strategia UE
La decisione consolida l’approccio dell’Unione europea, che fin dall’inizio della guerra ha colpito non solo figure politiche, ma anche attori economici ritenuti centrali per la tenuta del sistema russo.
Dal febbraio 2022, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato pacchetti successivi di sanzioni contro individui e imprese legati ai settori strategici dell’economia russa.
Con questa sentenza, la Corte di giustizia fornisce una base giuridica ancora più solida a questa strategia, chiarendo che il bersaglio non è solo chi prende decisioni politiche, ma anche chi, con il proprio peso economico, contribuisce a sostenerle.
Un segnale che difficilmente passerà inosservato nei prossimi contenziosi sulle sanzioni europee.

